martedì 21 settembre 2010
Ecco.
Gli stati d'animo sono le più malleabili e mutevoli caretteristiche dell'uomo, nonchè della donna. Soprattutto della donna.
Dedico il mio momentaneo stato d'animo a te, che forse non leggerai mai o lo farai troppo tardi. Te lo dedico perchè in qualche modo te lo devo, ma soprattutto te lo lascio, te lo passo, te lo cedo.
Ti presto il mio sorriso che fino a poco tempo fa sarebbe stato un ghigno al leggere di te; a stare schiena contro schiena senza toccarsi sono capaci tutti e mi sento vincitrice se mi giro e guardo le tue scapole.
L'amaro rimane e rimarrà, ma in superficie e forse anche un po' più sotto io sono felice. Per te. Per me. Per noi. Sono contenta della tua vita rock, nonostante lo sia diventata senza di me. Sono contenta perchè è proprio quello che volevo o almeno pensavo di volere per te: non è una felicità per principio, è un sentimento vero che galleggia nella mia gola e tiro fuori ad ogni espirazione. Te lo soffierei in faccia, te ne inebrierei, te lo urlerei! Purtroppo l'etere non supporta il materialismo, un po' come noi(?), che non siamo stati capaci ad usare la voce nè per gridarci che siamo delle puttane nè che siamo l'amore della nostra vita. Eppure non c'è un alito di rancore tra le mie viscere, "soltato luce, nient'altro che luce!"
Ti auguro di trovare la tua di luce e di riuscire ad allargare abbastanza i tuoi polmoni per dire al mondo che sei felice, tanto forte, che lo senta pure io.
Dedico il mio momentaneo stato d'animo a te, che forse non leggerai mai o lo farai troppo tardi. Te lo dedico perchè in qualche modo te lo devo, ma soprattutto te lo lascio, te lo passo, te lo cedo.
Ti presto il mio sorriso che fino a poco tempo fa sarebbe stato un ghigno al leggere di te; a stare schiena contro schiena senza toccarsi sono capaci tutti e mi sento vincitrice se mi giro e guardo le tue scapole.
L'amaro rimane e rimarrà, ma in superficie e forse anche un po' più sotto io sono felice. Per te. Per me. Per noi. Sono contenta della tua vita rock, nonostante lo sia diventata senza di me. Sono contenta perchè è proprio quello che volevo o almeno pensavo di volere per te: non è una felicità per principio, è un sentimento vero che galleggia nella mia gola e tiro fuori ad ogni espirazione. Te lo soffierei in faccia, te ne inebrierei, te lo urlerei! Purtroppo l'etere non supporta il materialismo, un po' come noi(?), che non siamo stati capaci ad usare la voce nè per gridarci che siamo delle puttane nè che siamo l'amore della nostra vita. Eppure non c'è un alito di rancore tra le mie viscere, "soltato luce, nient'altro che luce!"
Ti auguro di trovare la tua di luce e di riuscire ad allargare abbastanza i tuoi polmoni per dire al mondo che sei felice, tanto forte, che lo senta pure io.
Dov'è finito il mio ragazzo,
in quale angolo remoto della terra?
Il ragazzo che io amavo più di tutti
fra quelli della scuola?
Io, la maestra, la zitella, il cuore vergine,
che li consideravo tutti figli miei.
Conoscevo davvero il mio ragzzo,
quando lo giudicavo uno spirito ardente,
attivo, sempre in cerca di qualcosa?
Oh, ragazzo mio, ragazzo mio,
per cui passai tante ore delle notte
sveglia a pregare.
Ti ricordi della lettera che scrissi
parlandoti di Cristo, del suo stupendo amore?
Che tu l'abbia ricevuto o meno,
ragazzo mio, ovunque ti trovi,
prenditi cura della tua anima,
in modo che l'argilla che c'è in te,
in modo cheo gni scoria che c'è in te,
si arrenda al tuo fuoco interiore
finchè il fuoco non sia altro che luce...
nient'altro che luce!
martedì 3 agosto 2010
Ritorno temporaneo

Mi capita di ripensarci, ovvio, come a tutti capita di ripensare a momenti importanti. Esiste certo l'importante bello e l'importante brutto, ma mai quello che ti lascia come ti trova. L'importante ti cambia, radicalmente o poco niente, ma se non riesce a innovarti in qualcosa allora non è davvero qualcosa di importante: se è uno smacco all'anima ogni vola che ti viene in mente, se ti ricordi com'eri prima, se allora c'è un prima, allora è stato un gradino.
Tutti sottovalutano l'importanza del gradino, insomma, ti semplifica da matti la vita quando hai una salita ripida da affrontare, ti fa sentire importante, perchè nel momento in cui lo usi capisci che qualcuno ha pensato a te, ha pensato a facilitarti la salita. Poi però ci sono gli scalini fatti male, quelli in cui non sai se farci stare un passo, mezzo, o due, quelli troppo bassi in cui ti inciampi perchè non li vedi e quelli troppo alti, che il giorno dopo senti nelle gambe. NOnostante ciò anche questi li hanno costruiti per noi, con più scazzo o meno scazzo, con più cognizione e meno cognizione, ma comunque per noi...
IMPORTANZA. SCALINO. PER NOI.
A te, che magari leggerai un giorno, voglio dirti che non ti dimentico, che mi torni in mente con gioia. Che sei stato uno SCALINO IMPORTANTE PER ME, sei servito senza farmi comodo, senza il bisogno di usarti, sei arrivato e sei partito con la miglior tempistica che si potesse immaginare. Guardo a quei giorni con stranezza, senza rimpianti o voglia di tornare indietro: è questo quello che ha contraddistinto quei mesi, la BELLEZZA. La bellezza, che parola avvolgente, affascinante, eccitante, suadente!
La Bellezza.
giovedì 18 marzo 2010
Come rimediare? Sarebbe una riflessione troppo impegnativa da affrontare nella semplicità di una fiaba, non è degna dei discorsi sereni che i bambini dovrebbero sempre ascoltare.
La gazza viaggiava e viaggiava, ma mai arrivava da qualche parte, era una passeggera distrattata, non una viaggiatrice. Passava senza rimanere, fino a quando se ne accorse. Aveva bisogno di una nuova meta.
Purtroppo la gazza è un animale ancora troppo terrestre per distaccarsi dalle vanità del mondo e si decise così a cercare punti d'arrivo, che troppo vicini non potevano essere, troppo vicini non vanno bene, troppo vicini sono già visti, troppo vicini sono troppo facili. Ma tutto ciò che conosceva della nuova meta era che faceva parte del mondo, le sue ali non avrebbero resistito ad un impatto con l'atmosfera, anche se lo spazio l'affascinava parecchio.
Ecco il nostro finale (?) aperto. Il mondo mi porta spesso fuori rotta, tanto da rendermi semplice passeggera e non più viaggiatrice.
Dormirei.
La gazza viaggiava e viaggiava, ma mai arrivava da qualche parte, era una passeggera distrattata, non una viaggiatrice. Passava senza rimanere, fino a quando se ne accorse. Aveva bisogno di una nuova meta.
Purtroppo la gazza è un animale ancora troppo terrestre per distaccarsi dalle vanità del mondo e si decise così a cercare punti d'arrivo, che troppo vicini non potevano essere, troppo vicini non vanno bene, troppo vicini sono già visti, troppo vicini sono troppo facili. Ma tutto ciò che conosceva della nuova meta era che faceva parte del mondo, le sue ali non avrebbero resistito ad un impatto con l'atmosfera, anche se lo spazio l'affascinava parecchio.
Ecco il nostro finale (?) aperto. Il mondo mi porta spesso fuori rotta, tanto da rendermi semplice passeggera e non più viaggiatrice.
Dormirei.
giovedì 14 gennaio 2010
Non tutte le creature fiabesche sono buone, altrimenti le storie non si farebbero.
L'antagonista è uno dei personaggi principali da sempre nei racconti di qualunque genere... Non c'è bisogno di spiegarsi i perchè di queste scelte "stilistiche"... Eppure... Io di antagonisti non ne voglio. Ci sono già i fatti a guastare troppe volte le feste e questo basta a far di un sorriso un ghigno maligno.
Ninfe e Maghi sono già troppo umani per potersi liberare di quei sentimenti negativi che si insediano in animi troppo terreni. Successe così, che quando il druido tornò dal suo lungo viaggio, la gazza era talmente felice che lo aspettò su quella solita finestra da cui entrava per confidarsi con l'amico con un delicato fiore di campo nel becco. Il druido tornò con un pesante ritardo rispetto al suo piano di marcia, stanco e affaticato dalle mille magie imparate e compiute si trascinava pesantemente verso casa, strisciando i piedi e le valigie, non vedendo l'ora di sprofondare nel suo letto. Ma appena varcata la soglia del confine della sua amata Riot gli occhi gli si illunimarono e luccicanti si tuffarono su quella finestra e subito le sue braccia furono di nuovo in grado di sollevare bagagli e i suoi piedi di correre verso quella piccola creatura che non abbracciava da troppo tempo.
La gazza gli volò incontro e quasi in picchiata si adagiò tra le sue braccia, sorridendo di gioia e tirando finalmente un profondo sospiro di sollievo, che nel mentre le permise di rimanere inebriata dal suo solito e rasserenante profumo di pulito...
Parlarono tutto il pomeriggio, scambiandosi doni ed esperienze; arrivò presto la sera e la gazza, che mai si dimenticava dei suoi impegni, salutò affettuosamente il Suo mago e dopo avergli raccontato della sua nuova amicizia volò verso le cascate.
Come tutte le sere la ninfa l'aspettava con una nuova composizione e questa sera l'attendeva un'affascinante storia di una bolla d'acqua, che rotolando era giunta dalla sua cascata fino al mare.
La gazza, che come la ninfa non aveva mai conosciuto nei suoi viaggi un luogo così lontano, commentò:"Oh, il mio driudo saprebbe descrivercelo, lui c'è stato in questi giorni sai?" e iniziò a raccontare alla neo-scrittrice delle vicende appena riportatele.
La fanciulla era come sempre gioiosa di ascoltare quella sua voce, ma si accorse che il suo cuore veniva talvolta stretto in un laccio che la rendeva sospirosa.
Ciò accadde spesso nelle sere a venire, quando la gazza le raccontava le sue storie e le storie del suo mago. Dopo un po' la gazza se ne accorse e chiese preoccupata alla ninfa cosa le stesse succedendo e con il suo blocchetto la ninfa le rispose:"A volte il mio cuore si strozza, ho paura".
La dolce creatura, che già una volta aveva sofferto per l'amica si stava chiedendo cosa fosse a questo punto il nuovo fastidio che le stringeva il petto, incapace di spiegarsi questo nuovo sentimento.
Ma la gazza capì che il misterioso cappio che circondava pericolosamente il cuore della bella era quel che noi chiamiamo invidia, gelosia...
E ora, come rimediare?
Help!, I need somebody,
Help!, not just anybody,
Help!, you know I need someone, Help!.
When I was younger, so much younger than today,
I never needed anybody's help in any way.
But now these days are gone,
I'm not so self assured,
now I find I've changed my mind
I've opened up the doors. Help me if you can,
I'm feeling down, and I do appreciate you being 'round.
Help me get my feet back on the ground,
won't you please, please help me?
And now my life has changed in oh so many ways,
my independence seems to vanish in the haze.
But every now and then I feel so insecure,
I know that I just need you like I've never done before.
Help me if you can, I'm feeling down
and I do appreciate you being 'round.
Help me, get my feet back on the ground,
won't you please, please help me?
When I was younger, so much younger than today,
I never needed anybody's help in any way.
But now these days are gone, I'm not so self assured,
now I find I've changed my mind I've opened up the doors.
Help me if you can, I'm feeling down
and I do appreciate you being round.
Help me, get my feet back on the ground,
won't you please, please help me,
help me,
help me, oh.
L'antagonista è uno dei personaggi principali da sempre nei racconti di qualunque genere... Non c'è bisogno di spiegarsi i perchè di queste scelte "stilistiche"... Eppure... Io di antagonisti non ne voglio. Ci sono già i fatti a guastare troppe volte le feste e questo basta a far di un sorriso un ghigno maligno.
Ninfe e Maghi sono già troppo umani per potersi liberare di quei sentimenti negativi che si insediano in animi troppo terreni. Successe così, che quando il druido tornò dal suo lungo viaggio, la gazza era talmente felice che lo aspettò su quella solita finestra da cui entrava per confidarsi con l'amico con un delicato fiore di campo nel becco. Il druido tornò con un pesante ritardo rispetto al suo piano di marcia, stanco e affaticato dalle mille magie imparate e compiute si trascinava pesantemente verso casa, strisciando i piedi e le valigie, non vedendo l'ora di sprofondare nel suo letto. Ma appena varcata la soglia del confine della sua amata Riot gli occhi gli si illunimarono e luccicanti si tuffarono su quella finestra e subito le sue braccia furono di nuovo in grado di sollevare bagagli e i suoi piedi di correre verso quella piccola creatura che non abbracciava da troppo tempo.
La gazza gli volò incontro e quasi in picchiata si adagiò tra le sue braccia, sorridendo di gioia e tirando finalmente un profondo sospiro di sollievo, che nel mentre le permise di rimanere inebriata dal suo solito e rasserenante profumo di pulito...
Parlarono tutto il pomeriggio, scambiandosi doni ed esperienze; arrivò presto la sera e la gazza, che mai si dimenticava dei suoi impegni, salutò affettuosamente il Suo mago e dopo avergli raccontato della sua nuova amicizia volò verso le cascate.
Come tutte le sere la ninfa l'aspettava con una nuova composizione e questa sera l'attendeva un'affascinante storia di una bolla d'acqua, che rotolando era giunta dalla sua cascata fino al mare.
La gazza, che come la ninfa non aveva mai conosciuto nei suoi viaggi un luogo così lontano, commentò:"Oh, il mio driudo saprebbe descrivercelo, lui c'è stato in questi giorni sai?" e iniziò a raccontare alla neo-scrittrice delle vicende appena riportatele.
La fanciulla era come sempre gioiosa di ascoltare quella sua voce, ma si accorse che il suo cuore veniva talvolta stretto in un laccio che la rendeva sospirosa.
Ciò accadde spesso nelle sere a venire, quando la gazza le raccontava le sue storie e le storie del suo mago. Dopo un po' la gazza se ne accorse e chiese preoccupata alla ninfa cosa le stesse succedendo e con il suo blocchetto la ninfa le rispose:"A volte il mio cuore si strozza, ho paura".
La dolce creatura, che già una volta aveva sofferto per l'amica si stava chiedendo cosa fosse a questo punto il nuovo fastidio che le stringeva il petto, incapace di spiegarsi questo nuovo sentimento.
Ma la gazza capì che il misterioso cappio che circondava pericolosamente il cuore della bella era quel che noi chiamiamo invidia, gelosia...
E ora, come rimediare?
Help!, I need somebody,
Help!, not just anybody,
Help!, you know I need someone, Help!.
When I was younger, so much younger than today,
I never needed anybody's help in any way.
But now these days are gone,
I'm not so self assured,
now I find I've changed my mind
I've opened up the doors. Help me if you can,
I'm feeling down, and I do appreciate you being 'round.
Help me get my feet back on the ground,
won't you please, please help me?
And now my life has changed in oh so many ways,
my independence seems to vanish in the haze.
But every now and then I feel so insecure,
I know that I just need you like I've never done before.
Help me if you can, I'm feeling down
and I do appreciate you being 'round.
Help me, get my feet back on the ground,
won't you please, please help me?
When I was younger, so much younger than today,
I never needed anybody's help in any way.
But now these days are gone, I'm not so self assured,
now I find I've changed my mind I've opened up the doors.
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and I do appreciate you being round.
Help me, get my feet back on the ground,
won't you please, please help me,
help me,
help me, oh.
giovedì 7 gennaio 2010
Una musa per la ninfa
La gazza quella sera non riusciva a dormire al pensiero di quel viaggiatore e le sue storie. Così decise di mettersi in cammino, un po' per trovare nuove storie, un po' per la frenesia del nuovo metiere scoperto.
Quella stessa notte giunse fino ad una cascata, dove rimase incantata dalla bellezza e dalla voce di una ninfa. La ascoltò con tutti e cinque i sensi e fu così che ne rimase esterrefatta, ipnotizzata, cadendo nelle acque della cascata, che per poco non la annegarono se non fosse stato per la mano di quella splendida creatura. Ripresi i sensi trovò il volto angelico dinanzi al suo becco, che, con voce soave, le chiese come stesse. Ma quella melodia che ad ogni lettera pronunciata risuonava nella mente della bestiola, fece sì che il contenuto delle sue frasi venisse continuamente sommerso dal suono della sua voce e reso vano. E ad ogni parola fu catarsi. La bella ninfa, che non sapeva più come comunicare con l'animale, tacque. Riprese coscienza e, resasi conto dell'accaduto, spiegò alla ninfa ciò che supponeva volesse sapere: le raccontò il perchè del suo viaggio, dilungandosi e perdendosi nella sua logorroicità. La ninfa la ascoltava muta, dato il pericolo che la sua pronuncia rappresentava. Il dialogo (o monologo) dopo poco cadde e la gazza, imbarazzata e dispiaciuta, salutò la donna. Una lacrima scese dagli occhi della divina creatura che era stata nuovamente lasciata sola con il rumore della cascata. La gazza capì la solitudine della fanciulla e voltatasi tornò a guardarla dolcemente e le disse :"Mia cara, il mio viaggio mi aspetta, ma non preoccuparti: ogni sera volerò da te per raccontarti dei miei viaggi". Fu così che la ninfa, ogni sera, ascoltò silenziosamente le avventure della gazza, tra stupore, gioia e talvolta invidia.
Ogni volta che la ninfa sentiva l'aria spostarsi ed i suoi capelli sciogliersi al vento, la gazza arriava e con la sua solita borsa da viaggiatrice le raccontava di posti lontani e di personaggi particolari. La ninfa, che più che ascoltare non poteva fare, si convinse dell'inutilità della sua compagnia, poichè la sua voce aveva un effetto intontente sull'amica, ed ogni dialogo sarebbe stato vano. Non sapeva come ricambiare, non ne aveva proprio idea. La mattina incontrò un gufo, che si era posato sul ramo di un albero vicino a lei. Il gufo, cinico com'era, non badò alla voce ipnotica della mistica creatura e la ascoltò... Come tutti sanno, i gufi sono animali dotti, stanno sempre sui libri e portano occhiali da lenti spessime: per vantarsi della sua qualità offrì alla ninfa lezioni di scrittura. Non volle nulla in cambio, se non complimenti per la sua maestosità, ma ovviamente era sott'inteso. Passarono, ore, giorni, settimane e la ninfa riuscì finalmente ad apprendere l'arte della scrittura da condividere con la sua amica gazza, che finalmente non doveva più lasciar domande senza risposte. Quella sera la commozione della gazza era tangibile. Le chiese tutto ciò che mai era riuscita a scoprire e questa volta rimase ammaliata e non ipnotizzata dalle parole della ninfa. Era davvero piena di belle parole e dolci sentimenti... dolci sentimenti dettati da lei, dalla viaggiatrice per caso. Da gazza si era trasformata in musa. Una musa ispiratrice per la più bella ninfa del bosco.
Quella stessa notte giunse fino ad una cascata, dove rimase incantata dalla bellezza e dalla voce di una ninfa. La ascoltò con tutti e cinque i sensi e fu così che ne rimase esterrefatta, ipnotizzata, cadendo nelle acque della cascata, che per poco non la annegarono se non fosse stato per la mano di quella splendida creatura. Ripresi i sensi trovò il volto angelico dinanzi al suo becco, che, con voce soave, le chiese come stesse. Ma quella melodia che ad ogni lettera pronunciata risuonava nella mente della bestiola, fece sì che il contenuto delle sue frasi venisse continuamente sommerso dal suono della sua voce e reso vano. E ad ogni parola fu catarsi. La bella ninfa, che non sapeva più come comunicare con l'animale, tacque. Riprese coscienza e, resasi conto dell'accaduto, spiegò alla ninfa ciò che supponeva volesse sapere: le raccontò il perchè del suo viaggio, dilungandosi e perdendosi nella sua logorroicità. La ninfa la ascoltava muta, dato il pericolo che la sua pronuncia rappresentava. Il dialogo (o monologo) dopo poco cadde e la gazza, imbarazzata e dispiaciuta, salutò la donna. Una lacrima scese dagli occhi della divina creatura che era stata nuovamente lasciata sola con il rumore della cascata. La gazza capì la solitudine della fanciulla e voltatasi tornò a guardarla dolcemente e le disse :"Mia cara, il mio viaggio mi aspetta, ma non preoccuparti: ogni sera volerò da te per raccontarti dei miei viaggi". Fu così che la ninfa, ogni sera, ascoltò silenziosamente le avventure della gazza, tra stupore, gioia e talvolta invidia.
Ogni volta che la ninfa sentiva l'aria spostarsi ed i suoi capelli sciogliersi al vento, la gazza arriava e con la sua solita borsa da viaggiatrice le raccontava di posti lontani e di personaggi particolari. La ninfa, che più che ascoltare non poteva fare, si convinse dell'inutilità della sua compagnia, poichè la sua voce aveva un effetto intontente sull'amica, ed ogni dialogo sarebbe stato vano. Non sapeva come ricambiare, non ne aveva proprio idea. La mattina incontrò un gufo, che si era posato sul ramo di un albero vicino a lei. Il gufo, cinico com'era, non badò alla voce ipnotica della mistica creatura e la ascoltò... Come tutti sanno, i gufi sono animali dotti, stanno sempre sui libri e portano occhiali da lenti spessime: per vantarsi della sua qualità offrì alla ninfa lezioni di scrittura. Non volle nulla in cambio, se non complimenti per la sua maestosità, ma ovviamente era sott'inteso. Passarono, ore, giorni, settimane e la ninfa riuscì finalmente ad apprendere l'arte della scrittura da condividere con la sua amica gazza, che finalmente non doveva più lasciar domande senza risposte. Quella sera la commozione della gazza era tangibile. Le chiese tutto ciò che mai era riuscita a scoprire e questa volta rimase ammaliata e non ipnotizzata dalle parole della ninfa. Era davvero piena di belle parole e dolci sentimenti... dolci sentimenti dettati da lei, dalla viaggiatrice per caso. Da gazza si era trasformata in musa. Una musa ispiratrice per la più bella ninfa del bosco.
martedì 5 gennaio 2010
L'inizio del viaggio
Il mago non era ancora tornato, o almeno non del tutto, non si erano ancora incontrati. La gazza decise che si doveva occupare di qualcosa nel frattempo, la curiosità del ritorno la assaliva e non la lasciava dormire.
Durante i suoi tanti voli intorno al mondo, planando qua e là, aveva notato un pittore, che dipingeva quadri magnifici con colori cangianti e vivaci; decise che era il mestiere giusto per lei, doveva assolutamente procurarsi la tela e la tavolozza ed avrebbe iniziato a coporre le sue meraviglie, aveva già un mucchio di progetti... Ma, appena finita la sua prima opera si accorse che il disegno che nella sua testa era così chiaro, preciso e ben fatto, sulla tela non aveva avuto lo stesso successo, anzi...
Abbandonò questa vena artistica e si rimise in viaggio per cercare un altro talento, quando incontrò un venditore. Decise di metter su un banchetto anche lei, offrendo agli altri animali del bosco cibi, vivande, oggetti, ma nessuno comprava e la sua attività cessò presto d'esistere. La sua caparbietà la spinse a rimettersi in viaggio e incontrò suonatori, cantanti, attori, cuochi... Ma l'esperienza vissuta con quadri e banchetti si ripetè con tutti gli altri mestieri.
Un giorno incontrò un viaggiatore, che cominciò a raccontarle tutto ciò che aveva visto nei suoi lunghi itinerari: ma la gazza lo interrompeva continuamente raccontando a sua volta le storie che aveva incontrato lei stessa. Lasciò il viaggiatore incantato ad ascoltarla con i suoi aneddoti e vicende mozzafiato... Allora non ci fu bisogno di proseguire nella sua ricerca... Quale poteva essere il mestiere più adatto a lei, se non quello di viaggiare?
Durante i suoi tanti voli intorno al mondo, planando qua e là, aveva notato un pittore, che dipingeva quadri magnifici con colori cangianti e vivaci; decise che era il mestiere giusto per lei, doveva assolutamente procurarsi la tela e la tavolozza ed avrebbe iniziato a coporre le sue meraviglie, aveva già un mucchio di progetti... Ma, appena finita la sua prima opera si accorse che il disegno che nella sua testa era così chiaro, preciso e ben fatto, sulla tela non aveva avuto lo stesso successo, anzi...
Abbandonò questa vena artistica e si rimise in viaggio per cercare un altro talento, quando incontrò un venditore. Decise di metter su un banchetto anche lei, offrendo agli altri animali del bosco cibi, vivande, oggetti, ma nessuno comprava e la sua attività cessò presto d'esistere. La sua caparbietà la spinse a rimettersi in viaggio e incontrò suonatori, cantanti, attori, cuochi... Ma l'esperienza vissuta con quadri e banchetti si ripetè con tutti gli altri mestieri.
Un giorno incontrò un viaggiatore, che cominciò a raccontarle tutto ciò che aveva visto nei suoi lunghi itinerari: ma la gazza lo interrompeva continuamente raccontando a sua volta le storie che aveva incontrato lei stessa. Lasciò il viaggiatore incantato ad ascoltarla con i suoi aneddoti e vicende mozzafiato... Allora non ci fu bisogno di proseguire nella sua ricerca... Quale poteva essere il mestiere più adatto a lei, se non quello di viaggiare?
venerdì 1 gennaio 2010
La prima buonanotte
...La gazza lo pensò così intensamente che apparve dal nulla, inaspettatamente e magicamente. "Ciao mago!" e parlando amabilemente, come al solito, cominciarono a derubarsi l'un l'altra; stavolta non c'entravano futili oggetti, ma 'vere e proprie' sensazioni ed emozioni, fatte di semplici parole, che mai avrebbero pensato che potessero far battere il cuore più veloce...
"Allora buonanotte mago, a presto!" concluse la gazza. E si svegliò.
L'aveva pensato talmente forte che si era addormentata. Se ne accorse con grande delusione, pensando a come potesse essere stata tanto stupida da non accorgersi dell'immaterialità dell'amico. Ma poi di soprassalto si rese conto: era riuscito ad entrare nei suoi sogni, era pur sempre un mago, poteva farlo! "C'è!".
Ciò le permise di addormentarsi col sorriso, ancora grazie a lui...
"Allora buonanotte mago, a presto!" concluse la gazza. E si svegliò.
L'aveva pensato talmente forte che si era addormentata. Se ne accorse con grande delusione, pensando a come potesse essere stata tanto stupida da non accorgersi dell'immaterialità dell'amico. Ma poi di soprassalto si rese conto: era riuscito ad entrare nei suoi sogni, era pur sempre un mago, poteva farlo! "C'è!".
Ciò le permise di addormentarsi col sorriso, ancora grazie a lui...
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