Il mago non era ancora tornato, o almeno non del tutto, non si erano ancora incontrati. La gazza decise che si doveva occupare di qualcosa nel frattempo, la curiosità del ritorno la assaliva e non la lasciava dormire.
Durante i suoi tanti voli intorno al mondo, planando qua e là, aveva notato un pittore, che dipingeva quadri magnifici con colori cangianti e vivaci; decise che era il mestiere giusto per lei, doveva assolutamente procurarsi la tela e la tavolozza ed avrebbe iniziato a coporre le sue meraviglie, aveva già un mucchio di progetti... Ma, appena finita la sua prima opera si accorse che il disegno che nella sua testa era così chiaro, preciso e ben fatto, sulla tela non aveva avuto lo stesso successo, anzi...
Abbandonò questa vena artistica e si rimise in viaggio per cercare un altro talento, quando incontrò un venditore. Decise di metter su un banchetto anche lei, offrendo agli altri animali del bosco cibi, vivande, oggetti, ma nessuno comprava e la sua attività cessò presto d'esistere. La sua caparbietà la spinse a rimettersi in viaggio e incontrò suonatori, cantanti, attori, cuochi... Ma l'esperienza vissuta con quadri e banchetti si ripetè con tutti gli altri mestieri.
Un giorno incontrò un viaggiatore, che cominciò a raccontarle tutto ciò che aveva visto nei suoi lunghi itinerari: ma la gazza lo interrompeva continuamente raccontando a sua volta le storie che aveva incontrato lei stessa. Lasciò il viaggiatore incantato ad ascoltarla con i suoi aneddoti e vicende mozzafiato... Allora non ci fu bisogno di proseguire nella sua ricerca... Quale poteva essere il mestiere più adatto a lei, se non quello di viaggiare?
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Il mago era come sono i maghi, geloso delle sue magie e per questo arrogante a volte...
RispondiEliminaAncora non aveva incontrato la gazza anche se ormai poteva dire di conoscerla, almeno un pò.
Era rimasto colpito
(nel vostro tempo voi direste ''affascinato'' ma egli in quanto mago, non lo ammetterebbe mai) dal suo modo di volare nella vita e dal suono della sua voce.
Il mago aveva imparato alcune magie nel corso della sua vita, alcune assolutamente inutili e altre quasi vitali.
Tra queste ve ne fu una cui era legato in modo particolare...
Il mago era capace di non vedere il futuro. Bella magia direte voi, che razza di mago è uno che non riesce a vedere il futuro? Sarà forse un illusionista, un piccolo giocoliere della vita, ma sicuramente non un mago...
Non era così, egli aveva imparato a non fare progetti e a non proiettarsi nel futuro perchè sapeva che il futuro era spesso troppo potente, anche per lui. E aveva capito che l'unico modo per vivere con sensatezza il presente era vivere ogni giorno come fosse l'ultimo, come se di tempo non ce ne fosse più.
La gazza arrivò come un lampo, più che come un volo, non planava ma attraversava le vene.
Il mago se ne rese conto e questa sua abilità di (non) vedere il futuro gliela spiegò, orgogliosamente.
La gazza però non era un esemplare comune, come la migliaia di altre gazze, lei era empatica. E infatti non impiegò molto a capire che il mago era tanto orgoglioso della sua incapacità di vedere il futuro, quanto, allo stesso tempo, frustrato dall'idea di non riuscire a scrollarsi di dosso il passato.
Un passato che spesso e non solo per questioni di cuore tornava a presentare il conto.
Poi fu un attimo, e fu questo il vero gioco di prestigio, la gazza semplicemente essendo se stessa insegnò al mago che non c'è modo di noscondersi dal passato, ma che anzi, forse proprio il ricordo di esso e l'essersi verificato ci rende ciò che siamo oggi. Chissà, forse senza il passato il mago e la gazza non si sarebbero nemmeno mai incontrati.
Chi l'ha fatta ora, la magia...?